venerdì 27 febbraio 2009

Sguardi su Link 7/6 - Very Mad Men

Quale migliore indicatore del successo di una serie televisiva della sua rielaborazione a opera dei fan? Tanto che persino i network si sono attrezzati, cercando di "appropriarsi" del grassroots.
Ma qui si tratta di vero user generated content: i protagonisti di Mad Man, in versione ridoppiata, sono alle prese con blog, social network e altre amenità dei nostri giorni. Altro che i "tranquilli" primi anni Sessanta... Risultato straniante, ma ben riuscito.

Che Mad Men fosse una delle nostre serie tv preferite lo abbiamo già ammesso su Link 7, poco prima di intervistare il genio che sta dietro questa serie, Matthew Weiner. Ma non ci stanchiamo di mettere l'accento sulla bellezza, formale e narrativa, del prodotto. Uno sguardo inedito sugli anni Sessanta, una galleria di figure formidabili, dialoghi scarni ma sempre a segno. A tutti, un invito a recuperarlo: su Cult o per vie traverse. In attesa della terza stagione.

giovedì 26 febbraio 2009

Sguardi su Link 7/5 - Sigla!

Vista un migliaio di volte, eppure completamente rinnovata. E' la sigla dei Simpson, il cartone animato di Matt Groening che imperversa sui nostri schermi - e, perché no?, nelle nostre vite - da quasi vent'anni: era il 17 dicembre 1989 e su Fox andava in onda Un Natale da cani...
Che ora affronta una sfida del tutto nuova: l'alta definizione. E nella sigla HD i dettagli a lungo nascosti diventano chiari, frammenti su cui i fan hanno dibattuto per anni risplendono in tutta evidenza (si pensi all'indicazione del registratore di cassa quando Maggie ci passa per sbaglio), nuovi sfondi e nuovi personaggi arricchiscono una sequenza già (volutamente) ridondante.

Non per niente la ri-creazione ha creato sconcerto, anche e soprattutto tra i più affezionati. Ogni sigla delimita un mondo, traccia un confine, prova a interpretare in pochi secondi tutto quello che avverrà nelle puntate, (sperabilmente) per anni a venire. Come racconta Violetta Bellocchio in Link 7, "anticipa quante promesse verranno mantenute, quanta attenzione verrà chiesta e in cambio di cosa". Altro che cambiare canale o andare avanti veloce: la sigla di una serie televisiva, anche e soprattutto a causa dell'elevata ripetizione, è la chiave di tutto.

martedì 24 febbraio 2009

Sguardi su Link 7/4 - Il Blackberry di Obama

(illustrazione di Marco Corona)
Tempo fa se n’è parlato un po’ ovunque: Barack Obama è il primo presidente degli Stati Uniti a poter utilizzare un telefono personale, superando ostacoli legislativi e problemi di sicurezza.
Il suo amato BlackBerry sarà infatti il primo palmare a essere ammesso nello Studio Ovale, con una lista di contatti autorizzati davvero esclusiva.

D’altro canto l’interesse per la tecnologia da parte di Obama non è nuovo, come ha dimostrato l’uso efficace dei nuovi media che ha contraddistinto la sua campagna presidenziale.
La forte presenza di Obama sulla Rete non solo gli ha consentito di adottare nuove strategie comunicative, ma ha anche funzionato in perfetta sinergia con i cosiddetti media tradizionali: dei 750 milioni di dollari rastrellati da Obama circa 500 sono arrivati dal web. E, di questi, la metà sono stati usati per finanziare gli oltre 571.000 spot televisivi (contro i 135.000 di John McCain). A conferma del fatto che la “vecchia” tv, usata in un’ottica convergente, resta determinante.

Nel nuovo numero di Link, Cristian Vaccari ci parla proprio della rivoluzione mediatica a opera di questo presidente “buono per tutte le piattaforme”, che ha saputo far convergere ambienti online e offline, social networking, tv e attività sul territorio, per dare vita a una campagna elettorale che - anche per questo - resterà nella storia.

lunedì 23 febbraio 2009

Raccontalo ancora - Televisione e storytelling

Qualche giorno fa, su Il Venerdì, Carlo Freccero parlava della televisione come storyteller. Questa funzione, quella di raccontare storie, è sempre stata alla base del successo del piccolo schermo. La novità, secondo Freccero, riguarda il fatto che questa naturale pulsione ha preso il sopravvento su tutto, informazione compresa: “è come se fossimo ritornati ai tempi dei Greci, quando si raccontavano solo miti”.
Il tema del mito ci sembra particolarmente interessante per leggere trasversalmente la tv e alcuni fenomeni extra televisivi.
Nel fantastico libro Le botteghe color cannella, Bruno Schulz, scrittore polacco del secolo scorso, ricostruisce la storia del padre da un punto di vista mitico. Da comune venditore di stoffe l’uomo diventa un eresiarca dotato di straordinari poteri. Secondo Schulz per raccontare la vita di un uomo non possono bastare la biografia o gli strumenti messi a disposizione dalla psicologia o da qualsiasi altra disciplina positivista. Ma, dice, bisogna fare come i Greci che alla scomparsa della seconda generazione trasformavano tutto in mito.
Trasformare tutto in mito.
Da più parti, con gradazioni e intenti molto diversi tra loro, si avverte questa tendenza.
La storia viene recuperata come mito, tanto quella collettiva quanto quella personale. In letteratura, per esempio, si è diffuso quello che è stato ribattezzato da Wu Ming il “movimento” del New Italian Epic. Dove si tratta la Storia, specie quella nazionale, dandole una forte connotazione immaginativa, usando per esempio tecniche prese a prestito dal post-moderno, dal cyberpunk, dallo steampunk…

Questa introduzione letteraria non è tanto per nobilitare il tema “televisione”, quanto per mettere in luce un primo, esile, fuori campo.
La spinta a trattare la realtà secondo categorie mitiche piuttosto che scientifiche o realistiche non è tipica solo della tv.

Se restiamo al tema affrontato nell’ultimo numero di Link, Mash-up Television, ci accorgiamo che il movimento naturale al recupero del passato secondo categorie non-storiche, non-critiche, è un fatto che attraversa tanto la tv intesa come industry che come “produzione” dal basso.
Se in prima serata la televisione ha cominciato a riutilizzare se stessa con successo, a fare spettacolo del proprio passato (I migliori anni, per esempio), sul web è un fatto ormai naturale che gli utenti postino, scambino, commentino frammenti di tv provenienti dal passato come fossero nuovi o attuali.

Per quanto riguarda la restituzione che la tv fa del presente, anche nell’informazione, può essere utile usare il concetto di mitopoiesi. La produzione istantanea di miti che affida a ciascuno un ruolo: un personaggio nel quale venire forzato a scapito della complessità del reale. Per rendere tutto più facilmente comprensibile.
Il mito è una lettura poetica della realtà, diceva Vico. Che poneva questa lettura subito dopo quella primordiale fatta da bestioni primitivi.
E prima di quella razionale, scientifica.

Anche i profili di Facebook rientrano nel tema dello storytelling. I profili sono forzature. Non siamo il nostro profilo. È chiaro a tutti, ma tutti ci sforziamo di adattarci al nostro profilo. Su Facebook si parla di sé in terza persona… si nobilita il proprio vissuto quotidiano come fosse una storia degna di essere raccontata. Almeno ai nostri “amici”.

Mc Sweeney’s ha raccontato Amleto secondo la retorica di Facebook. Il risultato è stato un esperimento riuscitissimo e molto divertente…

giovedì 19 febbraio 2009

Sguardi su Link 7/3 - Scrivere seriale


(illustrazione di Valerio Vidali)

In Italia quando si parla di fiction si è portati a pensare al cinema.
Se una serie è scritta bene si dice che sembra un film. Ma non c'è niente di più sbagliato.
Per scrivere un film serve un'idea che dia corpo a una storia. Con personaggi che affrontano dei cambiamenti, il tradizionale "viaggio dell'eroe". Ma per scrivere una serie tv serve altro.
Nel suo pezzo per Link, Denis McGrath, autore canadese, lo dice senza esitazioni.
Per scrivere una serie bisogna trovare il "motore". Ovvero, un meccanismo in grado di generare un numero potenzialmente illimitato di storie che partano dalla stessa premessa.
Questo è il fondamento della scrittura seriale.
Una cosa a ben vedere lontana eoni dal cinema.
Tanto per fare un esempio: nelle serie i personaggi devono rimandare quanto più possibile la risoluzione dei loro nodi psicologici. Perchè quando accade, l'arco narrativo è compiuto e il personaggio muore.
Se non volete vedere i vostri protagonisti cadere come mosche dovrete farli convivere quanto più possibile con i loro "problemi".
Gli americani sono bravissimi a fare questo lavoro. Del resto hanno alle spalle quasi un secolo di scuola.
E un mezzo come modello: il fumetto popolare. Che ha fatto della ripetizione una forma di creazione.

mercoledì 18 febbraio 2009

Sguardi su Link 7/2 – A suon di talent e console

(illustrazione di Valerio Vidali)

Dopo dieci anni di infruttuose battaglie legali, l’industria discografica, radunatasi a Cannes per l’annuale Midem, ha annunciato che il 2009 sarà l’anno della svolta. In sostanza: basta fare la guerra al P2P. Dubitare di questo cambio di rotta è lecito, staremo a vedere cosa succederà.

Per certo la discografia è il comparto che più di altri ha bisogno di cambiamenti. Alcuni, del resto, sono già ravvisabili nelle strategie multi piattaforma messe in campo con tv e videogiochi.
I talent show sono ormai una realtà importante, capace non solo di generare utili ma di scoprire nuovi talenti. Sony, per esempio, con X Factor fa scouting in numerosi paesi. Ma i talent show, e ancora prima il karaoke, hanno dato visibilità a un mercato esplorato appieno dall’industria videoludica. I casi Guitar Hero, Rock Band, Sing Star, Lips, lo stanno a dimostrare.

Su Link 7 raccontiamo di come tv e videogiochi stiano letteralmente salvando l’industria discografica. Lo facciamo con un pezzo di Matteo Bittanti che ricostruisce per noi la storia e gli economics dei “karaoke per console” di maggiore successo. E con Gianni Sibilla che affronta il tema della promozione musicale in epoca di morte acclarata del videoclip.

martedì 17 febbraio 2009

Sguardi su Link 7/1 - Facebook & co.

(illustrazione di Marco Corona)
Facebook è sulla bocca di tutti. E' la next big thing divenuta pratica comune? Sta già imboccando la china del declino? E' un giocattolino per teenager o un "paese per vecchi"?
Non lo sappiamo, ma stiamo cercando di scoprirlo. Partecipando al gioco e riflettendoci su. Sempre più convinti che, rispetto a un precedente tentativo abortito di web onnicomprensivo come Second Life, Facebook - o, meglio, un social network, comunque lo si chiami - abbia dalla sua alcune caratteristiche che difficilmente lo faranno uscire dalle nostre vite tanto presto.
Prima fra tutte, la bassa intensità: poche barriere all'accesso, poca complessità di mantenimento di un profilo e di una rete sociale, poco investimento (di tempo e di testa) necessario per commentare, giocare e partecipare.
Ma non solo. Altri sono i punti di forza di Facebook, raccontati su Link 7. Come la peculiare commistione di spazi pubblici e privati, portatrice di paure come di grandi potenzialità, indagata nel lavoro di danah boyd: cosa cambia nelle relazioni quando ogni conversazione lascia tracce? O come il continuo gioco con l'identità descritto da Francesca Pasquali: scoprire tanti altri "noi" ed entrare nelle loro teste, come in Essere John Malcovich, ci apre verso nuovi mondi (e persone) o ci rivela un'omogeneità di fondo, "strutturale", che va ben oltre l'omonimia?
A voi la palla.

venerdì 13 febbraio 2009

Link 7 (in libreria!)


Ecco il nuovo Link. Idee per la televisione!
Per la cover story abbiamo preso in prestito un termine usato nella musica. Mash-up.
Che cosa sia il mash-up è cosa nota. Esiste tutta una cultura nata intorno all’idea del remix, del riuso creativo di opere esistenti per creare qualcosa di nuovo. Dai futuristi a Lessig, passando per Burroughs.
Detto questo, spiegare cos’è la mash-up tv è un altro paio di maniche. È la tv del riuso, del riciclo inteso in senso ecologico, dello sfruttamento dell’archivio, del remake di format del passato. Fenomeno attualissimo e centrale nei discorsi sulla tv. Anzi, nei discorsi sui mezzi che veicolano immagini in genere. È centrale, perché mai come oggi c’è stato bisogno di nuovi contenuti per riempire migliaia di canali su molteplici piattaforme.
Per assurdo il nuovo è il passato.
E così si innescano fenomeni per cui niente muore davvero perché tutto viene costantemente resuscitato. E se, come ci racconta Carlo Antonelli nel suo pezzo, allarghiamo il concetto di mash-up al “campionamento” del DNA, capite che i risvolti sono potenzialmente illimitati.
Repliche sì, ma anche replicanti.
Per non parlare di un altro aspetto che ne segna l’iscrizione tra i trend del Contemporaneo. Gli archivi offrono materiale bruto per la produzione di immaginari accessibili a tutti. Gli aggregatori di video online, come ci raccontano Marco Giusti e Gregorio Paolini, sono veri e propri depositi che gli utenti usano per ridisegnare il proprio gusto e quello degli altri. Persone neppure nate negli anni Settanta e Ottanta che postano, scambiano e mixano frammenti televisivi di quei decenni, usando un approccio che non è più quello dello storico o del critico. Ma quello del fan o dell’artista.

Con questo numero abbiamo ridisegnato Link, tanto nei contenuti quanto nella grafica.
Al di là della cover story dedicata al mash-up, le sezioni – product, industry e sights – ospitano numerosi contributi che partono dalla tv e dalla rete per abbracciare diversi argomenti.
C’è un pezzo di Violetta Bellocchio sulle sigle delle serie tv; un saggio di Luca de Biase sull’economia dell’attenzione, o meglio sull’ecologia della comunicazione; Cristian Vaccari ricostruisce l’utilizzo dei diversi media da parte di Obama, un presidente buono per tutte le piattaforme; c’è un mini-manuale sulla scrittura delle serie tv dove si pone l’accento sulle peculiarità della scrittura seriale, a firma dell’autore canadese Denis McGrath; un saggio di danah boyd sui social network, visti da una prospettiva originale che “stacca” da tutte le chiacchiere facebookiane; interviste a Matthew Weiner (Mad Men) e Piero Angela. E ancora nuove rubriche, tra cui quella di Andrea Lissoni, dedicata alla videoarte.

Per dare conto del lavoro che abbiamo fatto, nei prossimi post cercheremo di esplorare Link7. Mettendo in risalto alcune tematiche sulle quali ci piacerebbe confrontarci con voi.

Per quanto riguarda la grafica, con questo numero inauguriamo un lavoro di ricerca sull’illustrazione, rigorosamente italiana, che ci accompagnerà da qui in avanti.

Gli illustratori coinvolti a questo giro sono: Marco Corona, Valerio Vidali, Elena Giavaldi, Fabrizio Barletta, Face, money.less e Luca Falcone.
L’art direction è di Marco “Panfilo” Cendron.