venerdì 29 maggio 2009

Link Mono. Un assaggio

Ansiosi di avere la vostra copia di Link Mono? 
Per questo basta attendere qualche giorno: dal 4 giugno lo potete trovare, come si dice, nelle migliori librerie.

Per ingannare l'attesa, solo per il blog, una piccola anteprima. Una chicca (tra le tante) di Bla bla bla. Parlare di televisione.
Abbiamo già accennato agli "omaggi" contenuti nel volume. E' il momento di svelarli: sono la riproduzione anastatica di un libriccino con cui la Rai presentava la tv agli italiani nel 1954, una mappa degli insegnamenti e dei master di televisione nelle università italiane e una piccola antologia di pezzi di critica firmati da maestri della letteratura.

E proprio da questa antologia, cliccando qui potrete leggere un brano di Luciano Bianciardi. Dove, qualche anno prima della Fenomenologia di Mike Bongiorno di Umberto Eco, lo scrittore già si impegna nell'analisi di quel campione di mediocrità che sarebbe presto diventato (o stava già per diventare) un simbolo della tv italiana tout court.

Buona lettura. E ricordate: Link Mono sta per arrivare.

mercoledì 27 maggio 2009

Fox, tattiche di smarcamento/2

Dopo aver raccontato il successo dell'anticipazione di Glee, diamo conto di un altro tentativo di Fox di tenere il passo coi tempi.
Questa volta l'esperimento è fallito, lo diciamo subito; gli elementi di interesse, però, non mancano.

Inizio 2009. Fox annuncia l'adozione di una nuova strategia pubblicitaria chiamata utopicamente (stiamo parlando di utopie da tv commerciale): "Remote-Free tv", televisione-senza-telecomando.
La ricetta è semplice: infarcire un epidosio di una delle più apprezzate serie sci-fi del momento (Fringe, N.D.R.) con meno spot rispetto alla media dei one-hour drama.
La pubblicità c'è, ma ce n'è di meno. 
Tipo: dopo otto minuti dall'inizio della puntata parte il primo blocco che dura solo 1 minuto e conta solo 2 commercial. Prima del lancio la rete si premura di avvisare lo spettatore che "in 60 seconds" tornerà lo show.
Ovviamente il singolo spot costerà di più. Il 40%, 50% in più, per l'esattezza.
Le ragioni di questa operazione sono le seguenti:

[uno]: la penetrazione del PVR (es: TiVo) ha cambiato il consumo di tv, specie del prime time. Mica per niente la rilevazione degli ascolti di un titolo fatta da Nielsen conteggia il giorno dell'emissione + i 3 giorni seguenti, dando conto anche di chi guarda lo show registrato. 
Solo che quando guardi qualcosa di registrato tendenzialmente salti la pubblicità. Cosa che manco a dirlo fa imbestialire gli investitori.

[due]: in un periodo di crisi degli investimenti pubblicitari e, aggiungiamo, dell'attenzione del pubblico, trovare nuove soluzioni è necessario. Lo chiedono gli investitori e lo chiede, a suo modo, anche il pubblico.

[tre - corollario]: tutto ciò che scarta la norma richiama l'attenzione dei media. E la promozione gratuita è assicurata.

I fondamenti "scientifici" di questa scelta sarebbero stati:

La convinzione, fatta circolare l'autunno scorso da Nielsen, che un numero minore di spot avrebbe aumentato il coinvolgimento dello spettatore e di conseguenza la memorizzazione del messaggio promozionale. Nello specifico, secondo Nielsen, il brand recall di Fringe è il 22% più alto della media.

La convinzione dell'abbattimento del fast forwarding. La posizione migliore per un commercial è storicamente la prima del blocco o l'ultima. Anche chi smanetta per avanzare velocemente questi due se li becca di sicuro - almeno di non possedere doti eccezionali di intuito, timing e riflessi, aggiungiamo noi.

L'esperimento è stato esteso dopo Fringe anche al fallimentare Dollhouse.
Ebbene la conclusione della storia la conoscete già.
Il sistema "Remote-free tv" non tornerà la prossima stagione. L'annuncio è stato dato da Jon Nesvig, direttore vendite di Fox. Peccato.
Il 40% in più per spot non è stato sufficiente a raggiungere la cifra che Fox avrebbe guadagnato vendendo il numero standard di spazi pubblicitari al costo standard. 
I numeri parlano chiaro. 
Gli spettatori americani di Fringe possono tornare, sempre che avessero mai smesso, a fare zapping o a pigiare compulsivamente il tasto >> del telecomando (consapevoli del fatto che la loro mente sta comunque processando i messaggi pubblicitari e che non c'è scampo alcuno dai poteri PSI dei network commerciali). 
Tv is controlling your mind!


martedì 26 maggio 2009

Link Mono. Sta per arrivare...

Ed ecco a voi Link Mono. "Bla bla bla. Parlare di televisione".

Un numero monografico, interamente dedicato ai discorsi, alle parole, alle retoriche che nascono dal (o sul) piccolo schermo. Con alcune guide d'eccezione: Aldo Grasso che in una sezione racconta la critica tv, Fausto Colombo che esplora il mondo universitario, Carlo Freccero, Peppino Ortoleva, Massimo Scaglioni, Violetta Bellocchio, Antonio Dini, Maurizio Costanzo, Alessandro Zaccuri. E con alcuni "regali", di cui vi parleremo a tempo debito.

Dal 4 giugno è in libreria.

lunedì 25 maggio 2009

Altro che Milionario...

E se Jamal Malik avesse partecipato a The Price is Right, versione americana di OK, il prezzo è giusto? Quei burloni di College Humour ce lo spiegano così. Via kekkoz.

venerdì 22 maggio 2009

...

La più importante rivista tecnologica del mondo.
La sua versione italiana da poco sul mercato.
Il quarto numero.
(E' Wired, eh).

Il reportage a due voci sulle due grandi comunità di subber, anime pie che sottotitolano per noi le serie televisive americane quasi in tempo reale.

Cose già viste (e lette) su Link.
Magari meno noto. Ma con le stesse, e tante informazioni in più.
Soprattutto, un anno fa.

giovedì 21 maggio 2009

Fox, tattiche di smarcamento/1

Da qualche tempo a questa parte il network Fox ha cominciato a sorprendere.

A sorprendere davvero.

Prima riducendo la quantità di spot all’interno delle sue serie di punta (ne parleremo presto), poi uscendo dall’agone infernale della season premiere settembrina e lanciando la sua attesissima Glee con quattro mesi di anticipo.



A differenza di quanto accade nel resto del mondo, negli Stati Uniti le nuove serie vengono lanciate tutte nella stessa settimana di settembre. ABC, CBS, NBC, FOX, CW sparano contemporaneamente le loro cartucce migliori. Lo spettacolo è assicurato. Ma catturare l’attenzione degli spettatori diventa un’impresa maledettamente difficile. Fox ha quindi pensato bene di anticipare la premiere di Glee. Mossa semplice, pulita. E di piazzarla in coda alla puntata finale del programma più visto: American Idol, il Superbowl dei talenti. Ancora meglio.

La mossa, come detto, ha sorpreso.

Il successo è stato super: il pilot di Glee si è portato a casa 10 milioni di spettatori.

Considerate che l’episodio finale di Lost, la settimana prima, ne ha avuti 9.

Scusate se è poco.

Glee è ambientato in un liceo di provincia. Glee è un american high school prodotto da Ryan Murphy, quello di Nip/Tuck. Glee quindi non c’entra nulla con il famoso programma Disney.

La serie racconta la storia di un gruppo di ragazzi sfigati ma talentuosi che cantano e ballano. I nipoti di Susan Boyle. Uno è anche sulla sedia a rotelle. A guidarli un ottimista giovane insegnante che sembra uscito da un romanzo di John Irving. Al cuore della serie splende l’animo obamiano della nuova america. Non importa quanto siamo messi male, noi ce la faremo!

Glee del resto significa Gioia.

A quanto pare è proprio su questo sentimento che Ryan Murphy, ex corista di un glee club, stanco dei toni morbosi e cupi di Nip/Tuck, ha deciso di fondare il suo show.

A ben vedere, quindi, la mossa sorprendente di Fox era piuttosto prevedibile: hai un prodotto promettente basato sull’idea del talent e hai la finale del talent show più famoso del mondo a portata di mano. Cosa fai?

Ciliegina sulla torta dell’ovvio: Murphy ha dichiarato di essersi ispirato non ad High School Musical o a Camp Rock o a Viva Laughlin o a Eli Stone, ma proprio ad American Idol. Al reality e non alla serialità. Dice di aver provato a catturarne l’essenza, ovvero: “I think the key is to do songs that people know and interpret them in a different and unusual way.”

E così abbiamo capito anche perchè Amici ed X Factor spaccano e Sanremo no.

Side effects: gli spettatori dovranno aspettare settembre per vedere i nuovi episodi. Se ne ricorderanno ancora? Al giorno d’oggi quattro mesi sono un’era geologica.

Nel frattempo, per non farsi dimenticare, Fox ha messo il pilot in rete e conta di vendere le canzoni dello show. Come a dire: qui non si batte la fiacca.

mercoledì 20 maggio 2009

Overrated!

Woody colpisce ancora. Anche inintenzionalmente.

Basta una scena di Manhattan a ispirare una delle cose più originali che, tra tanta fuffa, sembrano emergere dal Facebook italiano. Si tratta di "The Academy of the Overrated".
Il gioco è semplice. Quali sono le cose di cui tutti, sempre e comunque, parlano bene, ma che in realtà tanto buone non sono (o non ci sembrano)? Che cos'è che ci appare - spesso drammaticamente - sopravvalutato? Cosa ci spinge a esporci in prima persona per urlare, nel mezzo di una critica osannante (spesso a priori), il nostro dissenso? Ecco, qui basta scrivere. Per lasciare una traccia. Per condividere. Per sentirsi meno soli di fronte ai barbari (o ai salotti buoni) che avanzano...

Noi non vi abbiamo detto niente, eh.
Sia mai che Link finisca nella black list...

martedì 19 maggio 2009

Si riparte...

Neanche il tempo di finire la visione (ehm...) dell'ultimo episodio, e già quei simpatici mattachioni di J. J. Abrams e Damon Lindelof (ecc. ecc.) hanno iniziato il giochino dell'estate. Come in ogni stagione, dalla (fine della) seconda in poi, ecco l'Alternate Reality Game di Lost. Che stavolta parte da Twitter, dicono... Enjoy!

Via Keplero.

lunedì 18 maggio 2009

Reti sulla rete

In queste settimane le attenzioni di tutti sono concentrate sulle vicende che coinvolgono i player televisivi nazionali, sospesi tra analogico e digitale, terrestre e satellitare che sia. Ma che sta succedendo sul web?

Punto primo, c'è un fermento che ricorda molto da vicino quello dei primi vagiti dell'emittenza locale, delle radio e poi delle tv "libere" degli anni Settanta. Un panorama caotico, disordinato, spesso amatoriale, ma con qualche sorpresa inaspettata. Prova a tracciare un bilancio - e a mettere in evidenza i dati, i modelli, le idee - il secondo meeting delle micro web tv italiane, allo IULM di Milano. Si chiama "Paese che vai", e si trovano tutte le informazioni qui.

Punto secondo, la specializzazione "tematica" sembra essere la strada maestra per gli esperimenti nazionali. Basti prendere Pronti al peggio, progetto ormai rodato di Vitaminic. Format originali (come iPod casino, sorta di Musichiere 2.0) e contaminazioni con il reality (toh, un dietro le quinte). Il tutto per dare visibilità a un tipo di musica, l'indie italiano, che fatica a trovare spazio altrove. Fatevi un giro.

Due punti per fare il punto, niente di più.
Altre segnalazioni sono ben accette...

mercoledì 13 maggio 2009

Mash-up Your Sense - Le foto della festa!

La location, lo splendido Dopolavoro Go Lab.
Brandizzato Link, of course.







E ora la festa...
Trova Wally. O te stesso. O i wips. O la redazione di Link.
Ricchi premi in palio!











martedì 12 maggio 2009

lunedì 11 maggio 2009

Ah, la tv di una volta...

Dov'è finita la "buona televisione"? Che fine hanno fatto quei bei varietà di una volta (magari al tempo disprezzati come oggi lo è il Grande Fratello, ma questo lo si dimentica)? Dove si nascondono le Mina e i Valter Chiari di oggi?

Per queste domande non abbiamo risposta. Ma ci possiamo consolare (tanto per cambiare) con YouTube, deposito indifferenziato di ciarpame e perle nascoste.

E con chi, in questo gnommero di gaddiana memoria, prova a mettere ordine. Magari seguendo le proprie passioni. Raccogliendo le tracce di un programma divenuto icona. Recuperando per dissacrare, dissacrando per recuperare.

Signori e signori, Fuck Yeah Studio Uno.

Bonus track: Mina meets Giappone

lunedì 4 maggio 2009

Mash-up Your Sense (-3)


Sempre mercoledì 6 maggio, sempre da Dopolavoro (via Morimondo, 2/7 - Milano).
Sempre con Virgilio Villoresi (alcune sue cose le vedete nel video), OTO e Fabio de Luca.
Vi aspettiamo!