Febbre da iPad: gente in coda, commenti più o meno entusiasti sui social network, la sensazione diffusa che Apple sia riuscita a creare un nuovo oggetto del desiderio. A prescindere dai possibili usi (video, videogiochi e navigazione, in our humble opinion).
Tra le tante chiavi di lettura possibili, è interessante vedere come, di fronte all'iPad, si sono mossi i maggiori quotidiani (e portali online) italiani. Ciascuno con una strategia differente (e rivelatrice, di un approccio e di un pubblico).
Il Corriere della sera ha affidato il lancio dell'applicazione per iPad al compassato direttore Ferruccio de Bortoli, alle prese con uno strano oggetto che sembra provare per la prima volta.
Repubblica insegue la notizia del giorno, e (accanto a una prova su strada affidata a Ernesto Assante) costringe il malcapitato primo acquirente romano a utilizzare per prima la sua applicazione Repubblica+.
La Stampa, prima a muoversi, si affida alle evocazioni di possibili usi e aperture al mondo, con un più classico (e ispirato) linguaggio pubblicitario.
Al di là delle differenze, emergono alcuni punti che vale la pena sottolineare. Tutti i grandi gruppi editoriali non hanno intenzione di "perdere il treno", e si sono mossi il più in fretta possibile per essere pronti con le loro applicazioni già il primo giorno di disponibilità italiana del marchingegno Apple (così da sfruttare, peraltro, lo stesso hype costruito dalla casa madre). Al tempo stesso, lo sbarco con contenuti gratuiti e versioni enhanced su una piattaforma proprietaria sembra andare nella direzione opposta rispetto a recenti mosse di "chiusura" e "restrizione" degli accessi mobile ai contenuti dei grandi quotidiani (si pensi alle versioni a pagamento di Corriere.it, presto accantonate), e comunque genera uno "squilibrio" nei confronti degli altri device.
Come al solito, prove ed errori. Questa volta, però, forse, con qualche provincialismo e ingenuità in più. Staremo a vedere che succede, passato l'entusiasmo dei primi giorni.
lunedì 31 maggio 2010
venerdì 28 maggio 2010
La caduta di Lost
Ancora un post su Lost e poi basta, promesso.
Però l'occasione è ghiotta. Perché si uniscono più fenomeni della rete, quelli che una volta si chiamavano user generated content e che ora si è capito che sono semmai rielaborazioni, interpretazioni, mash-up di materiali mediali e consumi culturali.
Insomma, il finale di Lost, come molti altri eventi (e come lo stesso successo web delle parodie, con conseguenti polemiche per il tema e per il copyright...), incontra La caduta. E Hitler non sembra averlo preso poi tanto bene, quel finale...
Versione 1:
Versione 2:
Però l'occasione è ghiotta. Perché si uniscono più fenomeni della rete, quelli che una volta si chiamavano user generated content e che ora si è capito che sono semmai rielaborazioni, interpretazioni, mash-up di materiali mediali e consumi culturali.
Insomma, il finale di Lost, come molti altri eventi (e come lo stesso successo web delle parodie, con conseguenti polemiche per il tema e per il copyright...), incontra La caduta. E Hitler non sembra averlo preso poi tanto bene, quel finale...
Versione 1:
Versione 2:
mercoledì 26 maggio 2010
Persi
E così è finita. Lost ha chiuso i battenti. E ora, che si fa?
Anche in redazione, la battaglia è aperta. Il finale ha convinto o troppo resta ancora da spiegare? Gli sceneggiatori hanno scelto la strada più facile e "banale" o, date le condizioni della produzione televisiva, sono riusciti a confezionare un episodio capace di chiudere bene, e persino commuovere? Toccava spiegare di più o piuttosto, invece, capire che "what happened happened", ed è meglio "to remember... and to let go"?
Risposte non ne abbiamo. O, meglio, ne abbiamo più di una. E non vanno d'accordo.
Meglio, allora, provare a mettere insieme qualche altro contributo. Se "ogni risposta porta ad altre domande", parlarne, discutere, dibattere, interpretare è la solita via d'uscita. Come con le terapie di gruppo, per disintossicarsi. Diversamente dalle terapie di gruppo, per ingannare l'attesa mentre aspettiamo qualcos'altro in cui ri-cascare completamente.
Ed è l'ennesima conferma che, ancora una volta, con Lost qualcosa di grosso è cambiato nel modo in cui molti di noi guardano la televisione: si pensi alla visibilità del fenomeno (a fronte di dati d'ascolto non così eccezionali, almeno negli Usa), alla fuga dallo spoiler delle prime ore (persino l'Ansa!), alla contemporanea mondiale, alla capacità di una serie certo non perfetta di catalizzare un'attenzione e un discorso enormi.
Chissà quando ricapita.
E allora, via con le domande (ancora?).
(Grazie a Giorgio, Davide, Chiara e tutte le altre nostre "fonti" più o meno consapevoli).
Quante sono le questioni ancora aperte, nonostante il finale?
Ma che cosa è successo davvero, in quella puntata?
Andando a scavare dietro le quinte (via l'illusione che ci siano solo ragioni narrative), perché è davvero andata com'è andata?
Quali sono i commenti dei Lost addicted (in uno spazio bianco, un muro virtuale di impressioni a caldo o più ragionate)?
Perché è stato bellissimo, no matter what?
Soprattutto, perché il più grosso spoiler, in realtà, era sotto gli occhi di tutti?
See ya in another life, brotha.
Anche in redazione, la battaglia è aperta. Il finale ha convinto o troppo resta ancora da spiegare? Gli sceneggiatori hanno scelto la strada più facile e "banale" o, date le condizioni della produzione televisiva, sono riusciti a confezionare un episodio capace di chiudere bene, e persino commuovere? Toccava spiegare di più o piuttosto, invece, capire che "what happened happened", ed è meglio "to remember... and to let go"?
Risposte non ne abbiamo. O, meglio, ne abbiamo più di una. E non vanno d'accordo.
Meglio, allora, provare a mettere insieme qualche altro contributo. Se "ogni risposta porta ad altre domande", parlarne, discutere, dibattere, interpretare è la solita via d'uscita. Come con le terapie di gruppo, per disintossicarsi. Diversamente dalle terapie di gruppo, per ingannare l'attesa mentre aspettiamo qualcos'altro in cui ri-cascare completamente.
Ed è l'ennesima conferma che, ancora una volta, con Lost qualcosa di grosso è cambiato nel modo in cui molti di noi guardano la televisione: si pensi alla visibilità del fenomeno (a fronte di dati d'ascolto non così eccezionali, almeno negli Usa), alla fuga dallo spoiler delle prime ore (persino l'Ansa!), alla contemporanea mondiale, alla capacità di una serie certo non perfetta di catalizzare un'attenzione e un discorso enormi.
Chissà quando ricapita.
E allora, via con le domande (ancora?).
(Grazie a Giorgio, Davide, Chiara e tutte le altre nostre "fonti" più o meno consapevoli).
Quante sono le questioni ancora aperte, nonostante il finale?
Ma che cosa è successo davvero, in quella puntata?
Andando a scavare dietro le quinte (via l'illusione che ci siano solo ragioni narrative), perché è davvero andata com'è andata?
Quali sono i commenti dei Lost addicted (in uno spazio bianco, un muro virtuale di impressioni a caldo o più ragionate)?
Perché è stato bellissimo, no matter what?
Soprattutto, perché il più grosso spoiler, in realtà, era sotto gli occhi di tutti?
See ya in another life, brotha.
venerdì 21 maggio 2010
Non ancora persi...
Come andrà a finire Lost? Ecco alcune possibili soluzioni del mistero, suggerite direttamente dai creatori della serie, Carlton Cuse e Damon Lindelof. In una top ten da Letterman.
E che succederà dopo? Meglio non pensarci. Ma consolarsi della prossima perdita con le varie risorse in giro per la rete. Una buona risorsa è la classifica del Post.
Ci risentiamo lunedì, e sarà dopo la fine, dopo The End.
E che succederà dopo? Meglio non pensarci. Ma consolarsi della prossima perdita con le varie risorse in giro per la rete. Una buona risorsa è la classifica del Post.
Ci risentiamo lunedì, e sarà dopo la fine, dopo The End.
lunedì 17 maggio 2010
Compleanni del tubo
Ci sono degli oggetti, e dei media, che sembrano lì da sempre, o comunque da molto più a lungo, tanto sono entrati a far parte delle nostre abitudini, dei nostri comportamenti quotidiani.
YouTube è uno di questi. Ci è ancora possibile pensare a internet senza questo catalogo audiovisivo sconfinato? Sappiamo ancora guardare (o non guardare) la tv senza pensare all'opportunità di rivedere gli spezzoni migliori in rete?
Eppure, mettendo insieme le date, qualcosa non torna. Perché YouTube ha soltanto cinque anni, e li compie proprio oggi: era il 17 maggio 2005 quando andava online la versione beta del sito sviluppato da Chad Hurley e Steve Chen.
Se poi si tiene conto che solo dopo un po' ha iniziato davvero a circolare, che poi è stato comprato da Google, e che poi sono arrivate le versioni nelle varie lingue nazionali (tra cui l'italiano)...
Nel frattempo, è cambiato tutto: dal broadcast yourself degli inizi - la partecipazione! l'user generated content! siamo tutti giornalisti/performer! abbiamo tutti cose interessanti da dire! - è emerso prepotente il lavoro di archivio e accumulo della storia e dell'attualità televisiva, capace di andare oltre le barriere nazionali e di seguire i multiformi percorsi della nostalgia e della memoria; dai fenomeni propri di YouTube - da lonelygirl in poi, le webstar sono vive e lottano insieme a noi - a un nuovo ambiente per confermare lo stardom esistente; dallo spazio aperto alla creatività di tutti al luogo per una nuova diffusione e promozione della musica, del cinema, della televisione mainstream.
Come che sia (scaramucce legali comprese), non potremmo davvero più fare a meno di quel sito dalla grafica essenziale e dalla navigazione addictive... Auguri!
YouTube è uno di questi. Ci è ancora possibile pensare a internet senza questo catalogo audiovisivo sconfinato? Sappiamo ancora guardare (o non guardare) la tv senza pensare all'opportunità di rivedere gli spezzoni migliori in rete?
Eppure, mettendo insieme le date, qualcosa non torna. Perché YouTube ha soltanto cinque anni, e li compie proprio oggi: era il 17 maggio 2005 quando andava online la versione beta del sito sviluppato da Chad Hurley e Steve Chen.
Se poi si tiene conto che solo dopo un po' ha iniziato davvero a circolare, che poi è stato comprato da Google, e che poi sono arrivate le versioni nelle varie lingue nazionali (tra cui l'italiano)...
Nel frattempo, è cambiato tutto: dal broadcast yourself degli inizi - la partecipazione! l'user generated content! siamo tutti giornalisti/performer! abbiamo tutti cose interessanti da dire! - è emerso prepotente il lavoro di archivio e accumulo della storia e dell'attualità televisiva, capace di andare oltre le barriere nazionali e di seguire i multiformi percorsi della nostalgia e della memoria; dai fenomeni propri di YouTube - da lonelygirl in poi, le webstar sono vive e lottano insieme a noi - a un nuovo ambiente per confermare lo stardom esistente; dallo spazio aperto alla creatività di tutti al luogo per una nuova diffusione e promozione della musica, del cinema, della televisione mainstream.
Come che sia (scaramucce legali comprese), non potremmo davvero più fare a meno di quel sito dalla grafica essenziale e dalla navigazione addictive... Auguri!
venerdì 14 maggio 2010
Altre categorie
Avete mai provato a mettere in categorie i programmi della tv americana? E non ci riferiamo alle banali comedy, drama, reality, ma a qualcosa di più "creativo"...
Come il diagramma disegnato per Esquire da Joshua David Stein, rappresentativo delle tendenze nel prime time Usa del 2010, con qualche dimenticanza (dov'è finito Lost?) e qualche sorpresa (chi avrebbe mai pensato alla categoria People Who Can't Save Themselves Saving People?).
Però, povero Larry King...
lunedì 10 maggio 2010
Tutti cantano, tutti ballano [cit.]
Per citare il buon Woody Allen, la tv generalista è morta, le serie tv sono morte e anche noi non ci sentiamo tanto bene. A parte gli scherzi, anche nel "paradiso" statunitense sono evidenti i segni di crisi, dei network come delle serie più amate...
... ma forse qualche soluzione c'è. Come quella di trasformare in "evento" la propria programmazione, cercando un tema trasversale per tutte le serie e le produzioni in onda.
In principio era la Green Week di NBC, pervasa da nobili intenti ecologisti (e amabilmente presa in giro da alcune delle proprie comedy, prima fra tutte 30 Rock).
Mentre solo qualche giorno fa è stata Fox a riempire il suo palinsesto sotto il segno della Music Week.
Con il consueto episodio di Glee (ospite Olivia Newton John, e dedicata alle canzoni "sfigate" da riabilitare, un po' come i personaggi della serie). Ma anche con la speciale puntata musicale di Fringe (il musical in una serie sci-fi! citofonare Buffy e Joss Whedon). E arrivando persino a turbare la ventennale sigla dei Simpson, che per l'occasione è diventata così:
E' un abbaglio o una nuova strada? Si canta e si balla sull'orlo del precipizio? Staremo a vedere.
... ma forse qualche soluzione c'è. Come quella di trasformare in "evento" la propria programmazione, cercando un tema trasversale per tutte le serie e le produzioni in onda.
In principio era la Green Week di NBC, pervasa da nobili intenti ecologisti (e amabilmente presa in giro da alcune delle proprie comedy, prima fra tutte 30 Rock).
Mentre solo qualche giorno fa è stata Fox a riempire il suo palinsesto sotto il segno della Music Week.
Con il consueto episodio di Glee (ospite Olivia Newton John, e dedicata alle canzoni "sfigate" da riabilitare, un po' come i personaggi della serie). Ma anche con la speciale puntata musicale di Fringe (il musical in una serie sci-fi! citofonare Buffy e Joss Whedon). E arrivando persino a turbare la ventennale sigla dei Simpson, che per l'occasione è diventata così:
E' un abbaglio o una nuova strada? Si canta e si balla sull'orlo del precipizio? Staremo a vedere.
martedì 4 maggio 2010
Tracce - Presentazione
Giovedì 6 maggio, in occasione di Mediascapes - convegno organizzato da Università Cattolica e IULM, che prende spunto da un termine di Appadurai per riflettere sul punto in cui si trovano i media studies e su quali strumenti hanno a disposizione - si terrà la prima uscita pubblica di Tracce. Atlante warburghiano della televisione.
Alle 18, presso la Cripta Aula Magna dell'Università Cattolica di Milano (in largo Gemelli, 1), il curatore Fausto Colombo e gli autori - tra cui Alberto Abruzzese - discuteranno del libro, delle mappe e del metodo con Giuseppe Langella (Università Cattolica) e Mario Ricciardi (Politecnico di Torino).
Il programma del convegno è qui. Siete tutti invitati.
Inoltre, stiamo preparando un altro evento... Stay tuned.
Alle 18, presso la Cripta Aula Magna dell'Università Cattolica di Milano (in largo Gemelli, 1), il curatore Fausto Colombo e gli autori - tra cui Alberto Abruzzese - discuteranno del libro, delle mappe e del metodo con Giuseppe Langella (Università Cattolica) e Mario Ricciardi (Politecnico di Torino).
Il programma del convegno è qui. Siete tutti invitati.
Inoltre, stiamo preparando un altro evento... Stay tuned.
lunedì 3 maggio 2010
Il fascino discreto dei titoli di testa
Vi ricordate di Io sono l'Amore, il film di Luca Guadagnino per il quale il "nostro" art director Marco Cendron ha realizzato i titoli di testa e di coda? Udite udite, ne ha parlato anche il New York Times...
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