giovedì 28 ottobre 2010

Dieci regole per la televisione convergente (3/3)

Terza puntata del decalogo tratto da Televisione convergente (iniziava qui, proseguiva qui).
Oggi concludiamo con tre regole rivolte a broadcaster, network, emittenti che sono costrette a muoversi in un contesto ben più dinamico delle classiche sette reti. E possono trarne vantaggio.

8. Il ciclo di vita
In una prima fase di vita del programma, gli elementi convergenti sono un fattore prevalentemente promozionale, finalizzato a creare il brand e a rendere attrattivo il programma. Solo in un secondo momento diventano un fattore produttivo vero e proprio, volto alla “prosecuzione seriale” del testo (attraverso dischi, romanzi, webisode) e al rafforzamento del brand.

9. L’istantaneità
La possibilità di vedere, ri-vedere e conservare il contenuto televisivo va prevista in tempi subito successivi alla messa in onda, per sfruttare il discorso promozionale e l’eventuale hype.

10. Il “ritorno”
Le espansioni, sia quelle prodotte dal broadcaster sia quelle realizzate dagli spettatori, oltre a funzionare come motore per generare discorsi relativi al prodotto, possono diventare materiale grezzo per la produzione di “contenuti speciali” di supporto al programma (in tv, sul web, nei dvd).

mercoledì 27 ottobre 2010

Dieci regole per la televisione convergente (2/3)

Continua il decalogo per la produzione tv ai tempi del web tratto da Televisione convergente (iniziava qui).
Oggi tocca ad altre quattro regole, che spiegano come coinvolgere un pubblico di spettatori sempre più competenti e "intraprendenti". E, proprio per questo, più pregiati.

4. La leggerezza
Per ottenere maggiore visibilità e diffusione, la chiave prevalente da utilizzare nelle estensioni del testo tv (siano esse ufficiali o grassroots) è quella del gioco, dell’ironia, dell’umorismo, della parodia. In questa dinamica, svolgono un ruolo essenziale anche la semplicità d’uso e la compiutezza del frammento.

5. La coolness
Il merchandising funziona meglio quando è legato, ma non “troppo”, al programma di partenza. Solo così si può evitare l’accusa di eccessivo attaccamento al prodotto (“fanatismo”), e insieme attivare un legame invisibile “per iniziati”, più sottile e “alla moda”.

6. La compensazione
La creatività “dal basso”, grassroots, degli spettatori e dei fan generalmente interviene a “colmare” e a “compensare” gli spazi lasciati liberi dalla produzione.

7. Il rasoio
Una produzione ufficiale carente dal punto di vista del contenuto, della pertinenza, dell’usabilità o dell’aggiornamento genera effetti potenzialmente dannosi sul brand del prodotto, e può persino inibire la creatività grassroots.

martedì 26 ottobre 2010

Dieci regole per la televisione convergente (1/3)

Va bene, i programmi televisivi non si limitano più al televisore, all'ora e mezza nel palinsesto di una rete. Ma esondano, si moltiplicano, diventano parte delle conversazioni del web e della vita quotidiana degli spettatori. In parte grazie alla produzione, che dà vita a testi multiformi, declina le stesse storie su più media, rafforza nel tempo i brand più importanti creando contenuti bonus, nuove occasioni di visione, spazi di discorso. E in parte grazie ai fan, che creano altri contenuti, testimoniano il loro legame con i personaggi, discutono in dettaglio cosa succede in tv.

Ma come gestire questa nuova ricchezza? Come potenziare i caratteri convergenti dei programmi tv senza cadere nella confusione e nel caos? Come valorizzare al meglio i discorsi e le estensioni dei testi televisivi?

Televisione convergente, il libro a cura di Aldo Grasso e Massimo Scaglioni appena uscito da Link Ricerca, prova a suggerire alcune strategie. Fino a stilare un vero e proprio "decalogo" della produzione convergente. Che oggi, e nei prossimi giorni, vi anticipiamo. Cominciando da quelle regole che spiegano come affrontare narrazioni sempre più transmediali e complesse.

1. La matrice
La ricchezza testuale del programma televisivo (presenza di molteplici linee narrative, di vari percorsi di senso e di vari target previsti) è una condizione essenziale per la nascita e la “fioritura” di differenti estensioni e contenuti aggiuntivi, sia ufficiali e direttamente gestiti dalla produzione, sia invece realizzati dagli spettatori (user generated).

2. La mimesi
Le caratteristiche formali (lo stile visivo, i tratti iconici, l’immaginario) del prodotto convergente devono guidare in modo coerente l’ideazione e la realizzazione delle differenti estensioni e dei luoghi di accesso (siti web, packaging, merchandising).

3. L’adeguatezza
Gli spazi di discussione e discorso previsti per un programma tv, i tipi di linguaggio e le modalità di ingaggio dello spettatore devono andare incontro alle esigenze e ai “territori” frequentati dal pubblico cui si rivolgono, così da diventare un efficace punto di riferimento.

lunedì 18 ottobre 2010

La "chiave" della tv convergente

A proposito di Televisione convergente (in libreria!)...

Un esempio da manuale di uso strategico delle nuove potenzialità televisive si è visto la scorsa settimana, durante una puntata di X Factor che non ha particolarmente brillato. Eppure.
Puntata a tema dance. Canzoni in tema, abbigliamenti a tema, allestimenti camp senza freni, Elio travestito da Micheal Jackson. E all'improvviso l'incoscienza. Grande scherzo a Mara Maionchi, con la presentazione di un brano dance realizzato campionando alcune sue frasi, dalla discutibile pronuncia inglese.
Poteva finire lì, e invece no. Perché della canzone c'è pure un video. Perché alcuni dettagli sono sospesi tra il surreale e la vaccata (My Own Key è il nome del "gruppo", per dire). Ma soprattutto perché dal mattino dopo la canzone è in vendita su iTunes, grazie ai potenti mezzi di Sony.
Risultato: discorsi istantanei in giro per la rete (e non solo), un brand già forte che riesce a rafforzarsi ulteriormente con il passaparola (proprio in un momento di appannamento della credibilità), e infine (il che non guasta) anche una certa quantità di introiti extra-televisivi... E così quella che parte come una trovata divertente è diventato, in alcuni momenti della settimana, il singolo più venduto su iTunes.

venerdì 15 ottobre 2010

Specie in via d'estinzione

Industria culturale. Il termine fa pensare a un filosofo tedesco con il ditino alzato, a sottolineare le malefatte dei mezzi di comunicazione di massa. Ma anche a un sottobosco popolato di figure umane dalle grandi ambizioni (spesso frustrate) e dai modi di fare barocchi, che si barcamenano tra tipi diversi di "lavoro culturale". Il tutto condito dall'ansia di emergere.
Ed è su questo secondo versante che si schiera Il barbecue del panda, edito da Agenzia X, scritto da Giovanni Robertini - che, tra le altre cose, fa l'autore tv - e illustrato da Ana Kras.
Qui vi facciamo leggere uno dei ritratti, dedicato a chi scrive testi per il piccolo schermo.
Ad anticipare non solo il volume (già in libreria), ma alcune cosette che prima o poi - teaser! - finiranno su Link.


L'autrice tv
Non sa cosa mettersi alla festa. Il dubbio che la moda femminile sia a un punto di stallo, e che non riesca a proporre un immaginario nuovo, la attanaglia.
Ma una pausa di riflessione dai dettami delle riviste di tendenza sarebbe fatale: non è concepibile astenersi, o restare indietro, schiacciata dalle collezioni dell’anno scorso. Se quest’anno torna il viola, viola sia.
Il nostro caro filosofo, assente dalla festa per il solito brutto problema intestinale, direbbe che l’autrice è senza dubbio vittima della questione identitaria legata alla sua professione.
Provate voi a passare senza soluzione di continuità da un talk show sulle esequie di Padre Pio a un reality sulle cubiste delle Riviera, attraverso televendite di materassi ortopedici e inchieste sulla mafia in Cina.
Veloce e affamata, come le dita sui tasti di un telecomando, la ragazza non ha tempo per apprendere e affezionarsi a un programma, che già è costretta a passare al successivo.
Vittima della cultura della discontinuità e dell’oblio, per sopravvivere deve affidarsi alle sempre nuove identità create ad hoc dai giornali di moda a cui è abbonata. È stata, nell’arco di un mese, neo hippie, glam, dark lady, fetish e finiana.
Anche i progetti di vita sono strutturati come il palinsesto della televisione che l’ha messo sotto contratto, rigorosamente “a progetto”. Questa stagione si sposa, la prossima – tornano gli anni Sessanta – la dà a tutti. Fino a luglio è vegana, da settembre sarà trotzkista, e con l’anno nuovo chissà. Come l’editore della festa di stasera, l’autrice si annoia con facilità di tutto e la sua soglia di attenzione è pari a quella del pesce rosso che ha preso quando ha deciso che non voleva più stare da sola in casa.
Sulla sua inseparabile moleskine annota e consulta gli appuntamenti, mai uno uguale all’altro: lunedì lezione di tempura, martedì in prima serata sesso a tre, mercoledì omeopata, giovedì in seconda serata crack, venerdì nulla. Nulla? Nulla non esiste, al massimo ci può essere un break pubblicitario di tre minuti. “Niente” – che in termine tecnico è chiamato “nero” – è inconcepibile.
Per questo la nostra autrice vive malissimo i periodi di riposo, tra una produzione e l’altra, in cui l’horror vacui diventa depressione. Sono settimane di ansiolitici, shopping compulsivo e abbandono traumatico del fidanzato di turno. Ha appena lasciato il montatore del programma di gossip per mettersi col montatore della fiction sul doping, a detta sua “molto più maschio”.
Di notte sogna il vero amore, il programma perfetto e il montatore ideale. Perché la nostra ha un cuore che usa, oltre che per le maratone televisive di beneficenza, anche per un progetto parallelo, un libro di fiabe per bambini. Quei bambini che sono i figli che forse vorrebbe avere, e che il palinsesto non prevede neanche per la prossima stagione: anche nell’ultimo contratto, firmato un mese fa, c’è come clausola sottolineata in rosso e evidenziata in giallo la garanzia dell’utero per i primi tre anni di assunzione.
La prima fiaba l’ha fatta leggere solo al montatore del talk show sulle esequie di Padre Pio, che ha molto apprezzato. Stasera ne parlerà con un attore, già interessato a trasformarla in una sceneggiatura per un film. È la storia di una società di orsetti di peluche che vivono in una realtà molto simile all’umana contemporanea civiltà, devastata dall’odio e dalla guerra.
A un certo punto, da una coppia di questi pupazzi nascerà un essere umano, che col tempo insegnerà a tutti gli orsetti a essere più buoni, liberandosi fisicamente dal loro rivestimento di peluche fino a tornare gli uomini che erano una volta, prima della guerra.

mercoledì 13 ottobre 2010

Televisione convergente - In libreria!

Oggi, nelle migliori librerie (online e offline), esce Televisione convergente. La tv oltre il piccolo schermo, a cura di Aldo Grasso e Massimo Scaglioni.

Il volume, nuovo titolo della collana Link Ricerca, prova a raccontare cosa sta succedendo nella televisione contemporanea, raccogliendo i risultati della prima grande ricerca italiana sui temi della convergenza televisiva. Una tv che si frammenta in mille pezzi sul web e sugli altri media, che si raggiunge con percorsi tortuosi tra tecnologie e offerte, che si raccoglie attorno alla forza di un brand, di un marchio, di un format.

Televisione convergente indaga sia il versante della produzione - con le dieci regole per un broadcaster che deve gestire il transmedia storytelling e i contenuti generati dai fan - sia quello del consumo - alla ricerca di quali sono i discorsi e le pratiche degli spettatori all'interno del mutato panorama mediale. E cerca di capire come funziona il "successo convergente": quello che, oltre ai dati di ascolto e alla nicchia degli appassionati più accaniti, "fa parlare" del programma in giro per gli altri media, per la televisione stessa, tra il pubblico.
Ma non c'è solo teoria. Il libro "si sporca le mani" entrando nel vivo della materia televisiva, e raccontando le storie convergenti di programmi come Grande fratello, X Factor, Uomini e donne, Gossip Girl, Heroes, Mad Men, CSI:Scena del crimine, I Cesaroni, Tutti pazzi per amore, Romanzo criminale e altri ancora.

Il libro è poi un bell'oggettino: con una raffinata copertina optical e le mappe e i grafici "fosforescenti", che affiancano e completano i saggi sui programmi.

Che altro volete prima di correre in libreria? Va bene, ecco un assaggio per i lettori del blog: l'introduzione del libro.
Adesso non ci sono più scuse!

martedì 12 ottobre 2010

Babele.com

Editoria e digitale: un incontro che, dopo Francoforte, occupa pagine di giornali e post su blog. Ma sembra una storia già vista. Il più classico dei corsi e ricorsi storici.

Qualche anno fa era toccato alla musica: Napster, il peer-to-peer, l'mp3, le protezioni per il copyright, fino all'inserzione di Steve Jobs nello spazio vuoto tra case discografiche e utenti con iTunes (e, soprattutto, iTunes Store). Una progressione lineare, che almeno in parte ha ridefinito una filiera industriale, passando attraverso fasi di anarchia e di regolamentazione.
Del resto, come scrive Chris Anderson nel pluricitato pezzo sulla (molto presunta) morte del web, quando si è giovani si ha più tempo e meno risorse, quando si invecchia le risorse diventano maggiori e il tempo scarseggia. E smanettare tra torrent illegali diventa antieconomico, meglio spendere qualche dollaro. Problema (in parte) risolto.

Adesso invece tocca al libro (e, più in generale, alla stampa). Il processo è rallentato sia dalla persistenza (e indubbia comodità) dell'oggetto fisico sia dalla sua più difficile convertibilità digitale (almeno ex post). E viene reso confuso dal diverso grado di apprendimento dagli errori passati: i vari protagonisti, in Italia e nel mondo, si muovono lungo traiettorie diverse, intenzionati a trattenere il potere ma scontrandosi con uno scenario (e un pubblico) che sta cambiando.
E così da un lato si è sviluppato un sottobosco di pdf e e-book illegali, o comunque gratuiti, che passano per i soliti sistemi di file sharing o per portali pirata come Gigapedia e Avaxhome. Da qualche altra parte sembrano spuntare i nuovi intermediari, "intrusi" che sfruttano le divisioni e le debolezze degli editori (come il sempiterno Jobs con iBooks per i suoi vari device, o Jeff Bezos di Amazon con il Kindle). E anche in Italia qualcosa si muove, a partire dal progetto che unisce Telecom e Mondadori, un'infrastruttura tecnologica (pronta con i suoi portali e i suoi device) e un editore: Biblet.
C'è un problema, però: i formati digitali sono tanti e concorrenti, pure i device non hanno trovato uno standard, e se a questo si aggiunge il temibile ritorno dei DRM e di altre limitazioni d'uso, sembra che il caos regni ancora sovrano.

Un caos, però, che va seguito con attenzione e interesse. Per chi non è direttamente coinvolto nel business, meglio sedersi sulla riva e aspettare. Magari con un libro in mano.

venerdì 8 ottobre 2010

Eureka!



Connessione, confronto, e un po' di serendipity: ecco "da dove vengono le buone idee", almeno secondo Steven Johnson. Che, dopo Tutto quello che ti fa male fa bene, ha appena pubblicato un nuovo libro in proposito. Intanto, godiamoci il book trailer.

mercoledì 6 ottobre 2010

Sì, quel che è fatto è fatto, io però...

E' la notizia del giorno: il coming out di Tiziano Ferro (con tanto di intervista a Vanity Fair, di lettera al Corriere della sera, di commenti nella blogosfera e di annuncio di una prossima autobiografia in uscita).

Quello che qui ci interessa, più dei dettagli della (in)attesa rivelazione ("sono gay!") e delle implicazioni sul mercato discografico ("abbiamo perso l'America Latina!"), è ragionare sul complicato rapporto che intercorre tra il divismo - musicale, cinematografico, televisivo - e la montagna di paratesti ed estensioni - libri, backstage, riviste, siti web - che insieme lo accresce e lo strangola. Perché diventa difficile discernere tra la confessione accorata e la mossa promozionale, la rassicurante indicazione di un esempio da seguire e il polverone di un turbinio di interviste e talk show.

Ne avevamo già parlato su Link 9, con un interessante e caleidoscopico articolo scritto da Violetta Bellocchio (che, peraltro, oggi ritorna sull'argomento). Qui potete leggerlo tutto quanto. Qui sotto, invece, le righe del pezzo più in topic.
[...] E ora parliamo di Tiziano Ferro.
Ha un’immagine pubblica curatissima: nessuna fidanzata ufficiale, nessuna reazione agli smaccati tentativi di outing, alcuni flirt non troppo approfonditi che si abbinavano a momenti specifici nella sua carriera. Ma su ogni forum troverete un utente con un amico maschio che aveva una relazione con Ferro quando non era famoso. E se ascoltate “Ti voglio bene” e alzate il volume al punto giusto, potete sentirlo sussurrare Nicolaaa... Quanta fatica per un intoccabile che non viene affatto sessualizzato dalla maggior parte dei fan. Racconta amore e amicizia come un buon fratello maggiore, o un amico che fornisce istruzioni per l’uso. E quindi si permette “E Raffaella è mia”, canzone dedicata alla sua passione per Raffaella Carrà: un coming out talmente plateale da non poterne nemmeno parlare, ma in grado di preservare l’armadio di vetro in cui si troverebbe l’autore. Vincono tutti. Ha ragione chiunque.

lunedì 4 ottobre 2010

Televisione convergente - Sta per arrivare...

Televisione convergente. La tv oltre il piccolo schermo.
A cura di Aldo Grasso e Massimo Scaglioni.

In uscita il 13 ottobre.
Tutte le informazioni la prossima settimana!

venerdì 1 ottobre 2010