Editoria e digitale: un incontro che, dopo Francoforte, occupa pagine di giornali e post su blog. Ma sembra una storia già vista. Il più classico dei corsi e ricorsi storici.
Qualche anno fa era toccato alla musica: Napster, il peer-to-peer, l'mp3, le protezioni per il copyright, fino all'inserzione di Steve Jobs nello spazio vuoto tra case discografiche e utenti con iTunes (e, soprattutto, iTunes Store). Una progressione lineare, che almeno in parte ha ridefinito una filiera industriale, passando attraverso fasi di anarchia e di regolamentazione.
Del resto, come scrive Chris Anderson nel
pluricitato pezzo sulla (molto presunta) morte del web, quando si è giovani si ha più tempo e meno risorse, quando si invecchia le risorse diventano maggiori e il tempo scarseggia. E smanettare tra torrent illegali diventa antieconomico, meglio spendere qualche dollaro. Problema (in parte) risolto.
Adesso invece tocca al libro (e, più in generale, alla stampa). Il processo è rallentato sia dalla persistenza (e indubbia comodità) dell'oggetto fisico sia dalla sua più difficile convertibilità digitale (almeno
ex post). E viene reso confuso dal diverso grado di apprendimento dagli errori passati: i vari protagonisti, in Italia e nel mondo, si muovono lungo traiettorie diverse, intenzionati a trattenere il potere ma scontrandosi con uno scenario (e un pubblico) che sta cambiando.
E così da un lato si è sviluppato un sottobosco di pdf e e-book illegali, o comunque gratuiti, che passano per i soliti sistemi di file sharing o per portali pirata come Gigapedia e Avaxhome. Da qualche altra parte sembrano spuntare i nuovi intermediari, "intrusi" che sfruttano le divisioni e le debolezze degli editori (come il sempiterno Jobs con iBooks per i suoi vari device, o Jeff Bezos di Amazon con il Kindle). E anche in Italia qualcosa si muove, a partire dal progetto che unisce Telecom e Mondadori, un'infrastruttura tecnologica (pronta con i suoi portali e i suoi device) e un editore:
Biblet.
C'è un problema, però: i formati digitali sono tanti e concorrenti, pure i device non hanno trovato uno standard, e se a questo si aggiunge il temibile ritorno dei DRM e di altre limitazioni d'uso, sembra che il caos regni ancora sovrano.
Un caos, però, che va seguito con attenzione e interesse. Per chi non è direttamente coinvolto nel business, meglio sedersi sulla riva e aspettare. Magari con un libro in mano.